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Gli schemi di bilancio: Stato Patrimoniale, Conto Economico, Rendiconto Finanziario e Nota Integrativa

  • 2 giorni fa
  • Tempo di lettura: 15 min
Il bilancio d'esercizio

Il bilancio d’esercizio è il documento attraverso cui l’impresa racconta, in forma contabile, la propria situazione patrimoniale, finanziaria ed economica al termine di un determinato periodo amministrativo.

In parole semplici, il bilancio serve a rispondere a quattro domande fondamentali:

  • che cosa possiede l’impresa?

  • da dove arrivano le risorse utilizzate?

  • l’impresa ha prodotto utile o perdita?

  • la gestione ha generato o assorbito liquidità?

Per rispondere a queste domande, il bilancio non si compone di un solo prospetto, ma di più documenti tra loro collegati. Secondo la disciplina civilistica, il bilancio d’esercizio ordinario è composto da:

  • Stato Patrimoniale;

  • Conto Economico;

  • Rendiconto Finanziario;

  • Nota Integrativa.

A questi documenti si affianca, quando prevista, la Relazione sulla Gestione, che non rappresenta uno schema contabile in senso stretto, ma serve a spiegare in modo più discorsivo l’andamento della gestione, i rischi, le prospettive future e le principali informazioni utili agli stakeholder.

Adesso analizziamo i quattro documenti principali.


1. Lo Stato Patrimoniale

Lo Stato Patrimoniale è il prospetto che rappresenta la situazione patrimoniale dell’impresa in un preciso momento, normalmente alla data di chiusura dell’esercizio.

Possiamo immaginarlo come una fotografia dell’azienda: non mostra ciò che è accaduto durante l’anno, ma la composizione del patrimonio alla fine dell’esercizio.

Lo Stato Patrimoniale si divide in due grandi sezioni:

  • Attivo;

  • Passivo.

L’Attivo indica gli impieghi, cioè dove sono state investite le risorse dell’impresa.

Il Passivo indica le fonti, cioè da dove provengono quelle risorse.

In altre parole:


ATTIVO = come sono state impiegate le risorse

PASSIVO = come sono state finanziate le risorse


La logica di fondo è molto semplice: ogni bene, credito o disponibilità dell’impresa deve essere stato finanziato da qualcuno. Può essere stato finanziato dai soci, dai finanziatori, dai fornitori, dagli utili non distribuiti o da altri soggetti.

Per questo motivo, nello Stato Patrimoniale vale sempre una relazione fondamentale:


Totale Attivo = Totale Passivo


Questa uguaglianza non significa che l’impresa sia in equilibrio economico o finanziario. Significa soltanto che ogni impiego trova una corrispondente fonte di finanziamento.


1a. La struttura dell’Attivo

L’Attivo dello Stato Patrimoniale è articolato in quattro macroclassi principali:

A) Crediti verso soci per versamenti ancora dovutiB) ImmobilizzazioniC) Attivo circolanteD) Ratei e risconti attivi

Vediamole una alla volta.

A) Crediti verso soci per versamenti ancora dovuti

Questa voce accoglie i crediti che la società vanta nei confronti dei soci quando questi hanno sottoscritto capitale, ma non lo hanno ancora versato interamente.

Esempio: se un socio sottoscrive una quota di capitale sociale pari a 10.000 euro, ma ne versa subito soltanto 2.500, la società avrà un credito verso quel socio per la parte non ancora versata.

Questa voce è particolare perché, pur essendo un credito, riguarda direttamente il capitale sociale.

B) Immobilizzazioni

Le immobilizzazioni sono elementi destinati a rimanere durevolmente nell’impresa.

Il concetto chiave è quindi la destinazione durevole: un bene viene classificato tra le immobilizzazioni non perché sia “grande” o “costoso”, ma perché l’impresa intende utilizzarlo stabilmente nel proprio processo produttivo.

Le immobilizzazioni si dividono in:

  • immobilizzazioni immateriali;

  • immobilizzazioni materiali;

  • immobilizzazioni finanziarie.

Le immobilizzazioni immateriali sono beni privi di consistenza fisica, come brevetti, marchi, licenze, software o costi di sviluppo.

Le immobilizzazioni materiali sono beni tangibili, come fabbricati, impianti, macchinari, attrezzature, mobili e automezzi.

Le immobilizzazioni finanziarie sono investimenti finanziari destinati a rimanere stabilmente nell’impresa, come partecipazioni o crediti finanziari a medio-lungo termine.

Attenzione: non bisogna confondere la durata del bene con la sua classificazione automatica. In molti casi conta la destinazione economica decisa dall’impresa. Un macchinario destinato all’uso produttivo sarà una immobilizzazione; un bene acquistato per essere rivenduto sarà invece parte dell’attivo circolante.

C) Attivo circolante

L’Attivo circolante comprende gli elementi destinati a trasformarsi in denaro entro tempi più brevi, oppure collegati al normale ciclo operativo dell’impresa.

Si articola in:

  • rimanenze;

  • crediti;

  • attività finanziarie che non costituiscono immobilizzazioni;

  • disponibilità liquide.

Le rimanenze comprendono merci, materie prime, prodotti in corso di lavorazione, prodotti finiti e altri beni destinati alla vendita o all’utilizzo nel processo produttivo.

I crediti rappresentano il diritto dell’impresa a ricevere somme da clienti o da altri soggetti.

Le attività finanziarie che non costituiscono immobilizzazioni sono investimenti finanziari non destinati a rimanere stabilmente nell’impresa.

Le disponibilità liquide comprendono denaro in cassa, depositi bancari e postali.

La logica è intuitiva: l’attivo circolante rappresenta la parte più “dinamica” del patrimonio aziendale, cioè quella che si rinnova continuamente attraverso acquisti, produzione, vendite e incassi.

D) Ratei e risconti attivi

I ratei e risconti attivi servono ad applicare correttamente il principio di competenza economica.

In termini semplici:

  • i ratei attivi sono quote di ricavi di competenza dell’esercizio, ma che saranno incassate in futuro;

  • i risconti attivi sono quote di costi già sostenuti, ma di competenza di esercizi futuri.

Esempio di risconto attivo: l’impresa paga anticipatamente un’assicurazione annuale il 1° ottobre. Una parte del costo riguarda l’esercizio in chiusura, mentre la restante parte riguarda l’esercizio successivo. La parte non di competenza dell’anno viene rinviata al futuro tramite il risconto attivo.

1b. La struttura del Passivo

Il Passivo dello Stato Patrimoniale è articolato in cinque macroclassi:

A) Patrimonio nettoB) Fondi per rischi e oneriC) Trattamento di fine rapporto di lavoro subordinatoD) DebitiE) Ratei e risconti passivi

Vediamole nel dettaglio.

A) Patrimonio netto

Il Patrimonio netto rappresenta i mezzi propri dell’impresa.

È formato, ad esempio, da:

  • capitale sociale;

  • riserve;

  • utili portati a nuovo;

  • utile o perdita dell’esercizio.

Il Patrimonio netto non è un debito verso terzi. Esprime piuttosto la ricchezza netta riconducibile ai soci, dopo aver sottratto dalle attività tutte le passività.

La formula concettuale è:

Patrimonio netto = Attività - Passività

Se un’impresa possiede attività per 500.000 euro e debiti per 300.000 euro, il patrimonio netto sarà pari a 200.000 euro.

B) Fondi per rischi e oneri

I fondi per rischi e oneri accolgono passività di natura incerta.

Si tratta di costi o perdite che l’impresa ritiene probabili o possibili, ma di cui non conosce ancora con precisione l’importo o la data in cui si manifesteranno.

Esempio: un fondo rischi per una causa legale in corso.

L’impresa non sa ancora con certezza quanto dovrà pagare, ma se il rischio è stimabile e ragionevolmente prevedibile, può essere necessario accantonare una somma.

C) Trattamento di fine rapporto

Il TFR rappresenta il debito maturato nei confronti dei dipendenti per il trattamento di fine rapporto.

Ogni anno, infatti, il dipendente matura una quota di TFR che sarà liquidata in futuro, secondo le regole previste dalla normativa e dai contratti applicabili.

Questa voce è separata dai debiti ordinari perché ha una natura particolare: riguarda il rapporto di lavoro subordinato ed è collegata a un’obbligazione che matura progressivamente nel tempo.

D) Debiti

I debiti rappresentano obbligazioni dell’impresa verso terzi.

Possono essere debiti verso:

  • fornitori;

  • banche;

  • obbligazionisti;

  • soci;

  • imprese controllate o collegate;

  • erario;

  • istituti previdenziali.

Il debito nasce quando l’impresa ha ricevuto beni, servizi, denaro o altre utilità e deve ancora eseguire la propria prestazione, normalmente pagando una somma.

Esempio: se l’impresa acquista merci da un fornitore e non paga subito, nasce un debito verso fornitori.

E) Ratei e risconti passivi

Anche i ratei e risconti passivi servono ad applicare il principio di competenza.

  • i ratei passivi sono quote di costi di competenza dell’esercizio, ma che saranno pagate in futuro;

  • i risconti passivi sono quote di ricavi già incassati, ma di competenza di esercizi futuri.

Esempio di risconto passivo: l’impresa incassa anticipatamente un canone annuale per un servizio che dovrà prestare anche nell’esercizio successivo. La parte non ancora maturata non può essere considerata ricavo dell’anno e viene rinviata al futuro.

MAPPA CONCETTUALE: Stato Patrimoniale

Sezione

Cosa rappresenta

Esempi

Attivo

Impieghi delle risorse

Macchinari, crediti, rimanenze, banca

Passivo

Fonti delle risorse

Patrimonio netto, debiti, fondi, TFR

Immobilizzazioni

Beni destinati a uso durevole

Impianti, brevetti, partecipazioni

Attivo circolante

Elementi destinati al ciclo operativo

Merci, crediti verso clienti, liquidità

Patrimonio netto

Mezzi propri

Capitale sociale, riserve, utile

Debiti

Mezzi di terzi

Fornitori, banche, erario

1c. Le possibilità di modifica dello schema civilistico

Lo schema dello Stato Patrimoniale e del Conto Economico è rigido, ma non totalmente immutabile.

La disciplina civilistica consente alcune modifiche quando sono necessarie per garantire maggiore chiarezza e una rappresentazione più corretta.

In particolare, è possibile:

  • suddividere ulteriormente alcune voci;

  • raggruppare voci di importo irrilevante;

  • adattare le voci quando lo richiede la natura dell’attività esercitata;

  • aggiungere nuove voci quando il contenuto non è compreso in quelle previste;

  • evitare compensazioni tra partite, salvo quando consentito.

Il divieto di compensazione è molto importante.

Esempio: se un’impresa ha un credito verso un soggetto e anche un debito verso lo stesso soggetto, non può automaticamente esporre solo il saldo netto, a meno che la compensazione sia giuridicamente ammessa.

L’obiettivo è evitare che il bilancio perda informazioni utili.

Inoltre, per favorire la comparabilità temporale, accanto a ogni voce deve essere indicato anche l’importo dell’esercizio precedente. In questo modo chi legge il bilancio può capire se una voce è aumentata, diminuita o rimasta stabile.


2. Il Conto Economico


Se lo Stato Patrimoniale è una fotografia, il Conto Economico è un film.

Mostra infatti come si è formato il risultato economico dell’esercizio, cioè l’utile o la perdita.

Il Conto Economico non indica semplicemente quanti soldi sono entrati o usciti dalla cassa. Esso misura ricavi e costi secondo il principio di competenza economica.

Questo significa che un ricavo può essere rilevato anche se non è ancora stato incassato, e un costo può essere rilevato anche se non è ancora stato pagato.

Esempio: se l’impresa vende merci a dicembre ma incassa a gennaio, il ricavo appartiene comunque all’esercizio in cui la vendita è avvenuta.

Lo schema civilistico del Conto Economico è in forma scalare e si articola nelle seguenti macroclassi:

A) Valore della produzioneB) Costi della produzioneDifferenza A - BC) Proventi e oneri finanziariD) Rettifiche di valore di attività e passività finanziarieRisultato prima delle imposte20) Imposte sul reddito dell’esercizioUtile o perdita dell’esercizio

2a. Valore della produzione

La classe A) comprende il valore della produzione realizzata dall’impresa.

Non include soltanto i ricavi di vendita, ma anche altre componenti che esprimono valore prodotto nell’esercizio.

Ad esempio:

  • ricavi delle vendite e delle prestazioni;

  • variazioni delle rimanenze di prodotti in corso, semilavorati e finiti;

  • variazioni dei lavori in corso su ordinazione;

  • incrementi di immobilizzazioni per lavori interni;

  • altri ricavi e proventi.

Questa impostazione è importante perché il Conto Economico civilistico adotta una logica a “costi e ricavi integrali”. Non considera solo ciò che è stato venduto, ma anche ciò che è stato prodotto e non ancora venduto.

Esempio: se un’impresa produce beni che rimangono in magazzino a fine anno, quella produzione può incidere sul valore della produzione anche se non si è ancora trasformata in ricavo di vendita.

2b. Costi della produzione

La classe B) comprende i costi sostenuti per realizzare la produzione.

Rientrano in questa categoria, ad esempio:

  • costi per materie prime, sussidiarie, di consumo e merci;

  • costi per servizi;

  • costi per godimento di beni di terzi;

  • costi per il personale;

  • ammortamenti e svalutazioni;

  • variazioni delle rimanenze di materie prime e merci;

  • accantonamenti per rischi;

  • altri accantonamenti;

  • oneri diversi di gestione.

La classificazione dei costi nel Conto Economico civilistico è principalmente per natura.

Ciò significa che i costi vengono classificati in base al tipo di fattore produttivo utilizzato: materie, servizi, lavoro, ammortamenti, oneri diversi.

Non vengono invece classificati principalmente per funzione aziendale, come produzione, amministrazione, vendita o ricerca e sviluppo.

2c. La differenza A - B

La differenza tra valore della produzione e costi della produzione rappresenta un risultato intermedio molto importante.

Formula:

Differenza A - B = Valore della produzione - Costi della produzione

Tuttavia bisogna fare attenzione: questa differenza non coincide sempre perfettamente con il risultato operativo “puro” inteso in senso gestionale.

Perché?

Perché nella classe A e nella classe B possono confluire componenti che non appartengono esclusivamente alla gestione caratteristica. Alcune voci possono avere natura accessoria o comunque non rappresentare in modo perfetto la redditività del core business.

Per questo motivo, negli studi di analisi di bilancio, spesso si procede a riclassificare il Conto Economico per ottenere risultati intermedi più adatti all’analisi gestionale, come EBITDA, EBIT o risultato operativo caratteristico.

2d. Proventi e oneri finanziari

La classe C) accoglie i componenti reddituali legati alla gestione finanziaria.

Rientrano, ad esempio:

  • interessi attivi;

  • interessi passivi;

  • proventi da partecipazioni;

  • altri proventi finanziari;

  • utili e perdite su cambi;

  • oneri finanziari verso banche o altri finanziatori.

Questa sezione permette di capire quanto la gestione dei finanziamenti e delle attività finanziarie ha inciso sul risultato dell’esercizio.

Esempio: un’impresa può avere un buon risultato industriale, ma un utile finale basso perché sostiene molti interessi passivi sui debiti bancari.

2e. Rettifiche di valore di attività e passività finanziarie

La classe D) comprende rivalutazioni e svalutazioni relative ad attività e passività finanziarie.

Rientrano, ad esempio:

  • svalutazioni di partecipazioni;

  • svalutazioni di titoli;

  • ripristini di valore;

  • variazioni di valore di strumenti finanziari derivati;

  • rettifiche legate a crediti finanziari immobilizzati.

Queste componenti non derivano normalmente da operazioni di vendita di beni o prestazioni di servizi, ma da valutazioni di elementi finanziari.

2f. Le imposte sul reddito

Dopo il risultato prima delle imposte si determinano le imposte sul reddito dell’esercizio.

Le imposte possono essere:

  • correnti;

  • relative a esercizi precedenti;

  • differite;

  • anticipate.

Le imposte correnti sono quelle dovute sul reddito imponibile dell’esercizio.

Le imposte differite e anticipate derivano invece da differenze temporanee tra risultato civilistico e imponibile fiscale.

In parole semplici: non sempre il risultato calcolato secondo le regole civilistiche coincide con il reddito calcolato secondo le regole fiscali. Alcuni costi o ricavi possono avere tempi diversi di rilevanza civilistica e fiscale. Da qui nascono imposte anticipate e differite.

2g. Utile o perdita dell’esercizio

L’ultima riga del Conto Economico mostra il risultato finale:

  • utile, se i componenti positivi superano quelli negativi;

  • perdita, se i componenti negativi superano quelli positivi.

L’utile non coincide necessariamente con la liquidità generata.

Questa è una delle distinzioni più importanti da comprendere.

Un’impresa può chiudere l’esercizio in utile ma avere poca liquidità, ad esempio perché ha venduto molto a credito e non ha ancora incassato.

Allo stesso modo, un’impresa può avere liquidità positiva in un anno pur registrando una perdita, ad esempio perché ha ottenuto nuovi finanziamenti o incassato crediti pregressi.

Per comprendere questo aspetto serve il Rendiconto Finanziario.

2h. Il Rendiconto Finanziario

Il Rendiconto Finanziario è il prospetto che spiega come sono variate le disponibilità liquide durante l’esercizio.

Risponde a una domanda molto concreta:

Da dove è arrivata la liquidità e dove è stata impiegata?

Il Rendiconto Finanziario non ragiona in termini di costi e ricavi, ma in termini di entrate e uscite di denaro.

Per questo motivo è fondamentale: il Conto Economico misura la redditività, mentre il Rendiconto Finanziario misura la dinamica finanziaria.

Le disponibilità liquide comprendono generalmente:

  • cassa;

  • depositi bancari;

  • depositi postali.

Il Rendiconto Finanziario suddivide i flussi in tre aree:

  1. attività operativa;

  2. attività di investimento;

  3. attività di finanziamento.

2i. Flusso dell’attività operativa

Il flusso dell’attività operativa deriva dalla gestione reddituale dell’impresa.

In sostanza, misura quanta liquidità è stata generata o assorbita dall’attività tipica dell’impresa.

Esempio: incassi da clienti, pagamenti a fornitori, pagamenti al personale, pagamento di imposte.

Se il flusso operativo è positivo, significa che la gestione corrente ha prodotto liquidità.

Se è negativo, significa che la gestione corrente ha assorbito liquidità.

Attenzione: un flusso operativo negativo non è sempre un segnale definitivo di crisi, ma deve essere analizzato con attenzione. Può dipendere, ad esempio, da una crescita dei crediti verso clienti, da un aumento delle rimanenze o da pagamenti concentrati nell’esercizio.

2j. Flusso dell’attività di investimento

Il flusso dell’attività di investimento riguarda acquisti e vendite di immobilizzazioni.

Rientrano, ad esempio:

  • acquisto di macchinari;

  • vendita di impianti;

  • acquisto di partecipazioni;

  • vendita di attività finanziarie immobilizzate;

  • concessione o rimborso di finanziamenti a terzi.

Se l’impresa acquista un nuovo impianto pagando in contanti, si genera un’uscita di liquidità nell’area investimenti.

Se invece vende un macchinario incassando il prezzo, si genera un’entrata di liquidità nella stessa area.

Un flusso di investimento negativo non è necessariamente un segnale negativo: può indicare che l’impresa sta investendo per crescere.

2k. Flusso dell’attività di finanziamento

Il flusso dell’attività di finanziamento riguarda i movimenti di liquidità collegati alle fonti di finanziamento.

Rientrano, ad esempio:

  • accensione di nuovi finanziamenti;

  • rimborso di prestiti;

  • aumenti di capitale a pagamento;

  • distribuzione di dividendi;

  • pagamenti ai soci.

Se l’impresa ottiene un mutuo, si genera un’entrata di liquidità da finanziamento.

Se rimborsa una quota del mutuo, si genera un’uscita di liquidità.

Se distribuisce dividendi ai soci, si genera un’uscita di liquidità collegata alla remunerazione del capitale proprio.

2l. Metodo diretto e metodo indiretto

Per determinare il flusso dell’attività operativa si possono utilizzare due metodi:

  • metodo diretto;

  • metodo indiretto.

Con il metodo diretto si parte dagli incassi e dai pagamenti monetari.

La logica è:

Flusso operativo = Ricavi monetari - Costi monetari

Esempio: se l’impresa incassa 100.000 euro dai clienti e paga 70.000 euro tra fornitori, personale e altri costi operativi, il flusso operativo sarà pari a 30.000 euro.

Con il metodo indiretto, invece, si parte dal risultato economico dell’esercizio e lo si corregge eliminando gli effetti dei componenti non monetari e delle variazioni del capitale circolante.

Esempio di componenti non monetari:

  • ammortamenti;

  • accantonamenti;

  • svalutazioni;

  • rivalutazioni;

  • variazioni di rimanenze;

  • variazioni di crediti e debiti operativi.

La logica del metodo indiretto è:

**Risultato d’esercizio

  • costi non monetari

  • ricavi non monetari+/- variazioni del capitale circolante= flusso di cassa operativo**

Il metodo indiretto è molto diffuso perché collega il risultato economico alla dinamica finanziaria, mostrando perché utile e cassa possono essere diversi.

2m. Esempio pratico: utile e cassa non coincidono

Supponiamo che un’impresa svolga queste operazioni:

  • vende merci per 10.000 euro;

  • incassa subito solo 6.000 euro;

  • sostiene costi per 4.000 euro, pagati interamente;

  • acquista un macchinario per 3.000 euro, pagato in contanti.

Nel Conto Economico avremo:

Voce

Importo

Ricavi di vendita

10.000

Costi

-4.000

Utile dell’esercizio

6.000

Dal punto di vista economico l’impresa ha prodotto un utile di 6.000 euro.

Ma guardiamo la liquidità:

Movimento

Effetto sulla cassa

Incasso da clienti

+6.000

Pagamento costi

-4.000

Acquisto macchinario

-3.000

Variazione netta liquidità

-1.000

L’impresa ha prodotto utile, ma la cassa è diminuita di 1.000 euro.

Perché?

Perché una parte dei ricavi non è stata ancora incassata e perché l’impresa ha effettuato un investimento.

Questo esempio mostra perché non basta leggere il Conto Economico: per capire davvero l’equilibrio finanziario bisogna guardare anche il Rendiconto Finanziario.


3. La Nota Integrativa

La Nota Integrativa è il documento che spiega, integra e completa i numeri contenuti nello Stato Patrimoniale, nel Conto Economico e nel Rendiconto Finanziario.

Senza Nota Integrativa, il bilancio sarebbe spesso troppo sintetico.

Gli schemi contabili mostrano le voci e gli importi, ma non sempre spiegano il significato delle scelte valutative, la composizione delle voci o le informazioni qualitative necessarie per comprendere l’impresa.

La Nota Integrativa serve proprio a questo.

Possiamo definirla come il manuale di lettura del bilancio.


3a. Le funzioni della Nota Integrativa

La Nota Integrativa svolge diverse funzioni.

I. Spiegare i criteri di valutazione

La prima funzione è indicare i criteri utilizzati per valutare le voci di bilancio.

Esempio: come sono state valutate le rimanenze? Al costo medio? Con il metodo FIFO? Con un altro criterio ammesso?

Oppure: come sono state valutate le partecipazioni? Al costo? Con il metodo del patrimonio netto?

Queste informazioni sono fondamentali perché due imprese possono presentare valori diversi anche a parità di operazioni, se applicano criteri di valutazione differenti consentiti dalla normativa.

II. Fornire il dettaglio delle voci

La seconda funzione è fornire dettagli che gli schemi contabili non mostrano.

Esempio: nello Stato Patrimoniale può essere indicato un unico valore complessivo per una certa categoria di debiti, ma la Nota Integrativa può spiegare:

  • la scadenza dei debiti;

  • la presenza di garanzie;

  • la ripartizione geografica;

  • la natura dei creditori;

  • eventuali condizioni rilevanti.

Lo stesso vale per immobilizzazioni, fondi, patrimonio netto, crediti, strumenti finanziari e molte altre voci.

III. Descrivere le variazioni quantitative

La Nota Integrativa spiega anche come sono cambiate alcune voci nel corso dell’esercizio.

Esempio: per le immobilizzazioni può mostrare:

  • costo storico iniziale;

  • acquisizioni;

  • dismissioni;

  • ammortamenti;

  • svalutazioni;

  • rivalutazioni;

  • valore finale.

Questo permette di capire non solo il valore finale della voce, ma anche il percorso che ha portato a quel valore.

IV. Inserire informazioni aggiuntive

La Nota Integrativa contiene anche informazioni che non emergono direttamente dagli schemi contabili, ma che sono utili per comprendere meglio la situazione dell’impresa.

Esempi:

  • impegni e garanzie non risultanti dallo Stato Patrimoniale;

  • passività potenziali;

  • ripartizione dei ricavi per aree di attività o aree geografiche;

  • numero medio dei dipendenti;

  • informazioni su strumenti finanziari;

  • fatti di rilievo avvenuti dopo la chiusura dell’esercizio;

  • rapporti con imprese controllate, collegate o controllanti;

  • proposta di destinazione dell’utile o copertura della perdita.

In sostanza, la Nota Integrativa aggiunge profondità al bilancio.

V. Spiegare alcune scelte contabili

La quinta funzione consiste nel motivare determinate scelte contabili.

Alcune valutazioni richiedono infatti stime e giudizi da parte degli amministratori.

Esempio: la svalutazione di un’immobilizzazione, la valutazione di un rischio, la determinazione della vita utile di un bene, la scelta del periodo di ammortamento.

Queste scelte possono incidere in modo significativo sul risultato economico e sul patrimonio. Per questo motivo devono essere spiegate con chiarezza.


4. Come leggere insieme i quattro documenti

I quattro documenti del bilancio non devono essere letti separatamente, ma come parti di un unico sistema informativo.

Lo Stato Patrimoniale mostra il patrimonio dell’impresa.

Il Conto Economico mostra come si è formato il risultato.

Il Rendiconto Finanziario mostra come si è mossa la liquidità.

La Nota Integrativa spiega i criteri, i dettagli e le informazioni necessarie per interpretare correttamente gli altri prospetti.

Mappa concettuale:

Documento

Domanda a cui risponde

Stato Patrimoniale

Che cosa possiede l’impresa e come si finanzia?

Conto Economico

L’impresa ha prodotto utile o perdita?

Rendiconto Finanziario

La gestione ha generato o assorbito liquidità?

Nota Integrativa

Come devo interpretare quei numeri?

5. Esempio finale: una stessa operazione vista nei diversi prospetti

Immaginiamo che un’impresa acquisti un macchinario per 20.000 euro, pagandolo tramite banca.

Nel Libro Giornale l’operazione movimenta:

  • un aumento delle immobilizzazioni materiali;

  • una diminuzione della banca.

Nello Stato Patrimoniale avremo:

  • aumento delle immobilizzazioni nell’Attivo;

  • diminuzione delle disponibilità liquide nell’Attivo.

Nel Conto Economico l’acquisto del macchinario non genera immediatamente un costo pari a 20.000 euro. Il costo verrà imputato gradualmente attraverso l’ammortamento, se il bene è destinato a essere utilizzato per più esercizi.

Nel Rendiconto Finanziario l’uscita di 20.000 euro sarà indicata nell’attività di investimento.

Nella Nota Integrativa potranno essere fornite informazioni sui criteri di ammortamento, sulla movimentazione delle immobilizzazioni e su eventuali altri dettagli rilevanti.

Questo esempio dimostra una cosa molto importante: la stessa operazione può essere letta da prospettive diverse.

  • Lo Stato Patrimoniale guarda al patrimonio.

  • Il Conto Economico guarda al reddito.

  • Il Rendiconto Finanziario guarda alla cassa.

  • La Nota Integrativa spiega le scelte e i dettagli.


Conclusione

Il bilancio d’esercizio non è un semplice insieme di tabelle.

È un sistema informativo costruito per rappresentare in modo chiaro, veritiero e corretto la situazione dell’impresa.

Lo Stato Patrimoniale fotografa il patrimonio.

Il Conto Economico racconta la formazione del reddito.

Il Rendiconto Finanziario spiega la dinamica della liquidità.

La Nota Integrativa permette di comprendere il significato dei numeri.

Per leggere davvero un bilancio, quindi, non basta guardare l’utile finale. Bisogna capire da dove arriva quel risultato, come è composto il patrimonio, se l’impresa genera liquidità e quali criteri sono stati utilizzati per valutare le singole voci.

Solo collegando tutti questi prospetti si può ottenere una visione completa dell’impresa.

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