top of page

La pace di Trump: una vittoria di Pirro.

  • 1 giorno fa
  • Tempo di lettura: 15 min

Immagine Creata con Gemini


Il 19 giugno in Svizzera verrà siglato il memorandum d'intesa provvisorio tra Usa e Iran che impone la cessazione immediata delle ostilità su tutti i fronti, Libano compreso, e la riapertura incondizionata dello Stretto di Hormuz. In cambio della riapertura, Washington autorizza lo sblocco immediato di una prima tranche di 12 miliardi di dollari di asset congelati (sui 24 totali) e la revoca del blocco doganale sui porti iraniani. L'accordo apre così una precaria finestra negoziale di 60 giorni, durante la quale Teheran si impegna a diluire parte del proprio stockpile di uranio arricchito al 60% in cambio di una tregua di cui l'IRGC detiene l'assoluto controllo asimmetrico. Cos'ha spinto Trump in una guerra così complessa e apparentemente insensata come quella contro l'Iran?


L'architettura strategica del Rimland e l'illusione del contenimento nucleare

La proiezione geopolitica degli Stati Uniti nel Vicino Oriente risponde storicamente ai canoni eurasiatici teorizzati da Nicholas Spykman, secondo cui il controllo della fascia costiera e insulare esterna dell'Eurasia (il Rimland) costituisce la chiave di volta per neutralizzare le potenze continentali terrestri e assicurare l'egemonia globale. In questo scacchiere, la Repubblica Islamica dell'Iran rappresenta l'anello di faglia decisivo, in grado di connettere o frammentare i flussi commerciali e terrestri tra Russia, Asia centrale e Cina 11, 17. La partnership strategica di sicurezza tra Washington e lo Stato d'Israele funge da perno operativo di tale dottrina imperialista americana 11.

Tuttavia, la necessità di legittimare dinanzi all'opinione pubblica globale questa necessaria proiezione del potere americano sullo scacchiere internazionale ha imposto la designazione di un casus belli formalmente ineccepibile: il programma di proliferazione nucleare di Teheran 11, 15. Sotto lo schermo protettivo della non proliferazione, le varie amministrazioni statunitensi hanno tentato di imporre un cordone sanzionatorio e militare all'Iran, descrivendo l'acquisizione di capacità nucleari da parte dello Stato sciita come una minaccia esistenziale intollerabile per l'intero assetto regionale e internazionale 17, 6.

Questa impostazione dottrinale ha finito per generare un'asimmetria strategica strutturale: mentre gli Stati Uniti e Israele hanno affrontato la crisi attraverso la lente della superiorità tecnologica e convenzionale, Teheran ha sviluppato una sofisticata dottrina di difesa asimmetrica totale, culminata nella capacità di tenere sotto scacco i flussi energetici mondiali 30, 21, 28.

L'inganno tecnologico di Operation Midnight Hammer

La fallacia intrinseca delle soluzioni esclusivamente cinetiche è emersa in modo inconfutabile in seguito agli esiti di "Operation Midnight Hammer" 28, 1. Il 22 giugno 2025, l'Aeronautica e la Marina degli Stati Uniti hanno sferrato un imponente attacco aereo di precisione contro i tre principali complessi nucleari sotterranei dell'Iran: il centro tecnologico di Isfahan, l'impianto di Natanz e il sito di arricchimento di Fordow 28, 1, 6. L'operazione, pianificata meticolosamente per oltre quindici anni dall'apparato di difesa statunitense, ha visto l'impiego di sei bombardieri stealth B-2 Spirit decollati dalla base aerea di Whiteman, scortati da caccia di quinta generazione F-22 e F-35 6, 26, 27. I bombardieri hanno sganciato quattordici bombe guidate GBU-57 Massive Ordnance Penetrator (MOP) da circa 13.600 kg, ordigni progettati per penetrare oltre sessanta metri di roccia e cemento armato prima di detonare 28, 1, 6, 26.

All'indomani dell'attacco, il Presidente Donald Trump e il Segretario alla Difesa Pete Hegseth hanno rivendicato con toni trionfalistici il successo assoluto dell'operazione, sostenendo che l'infrastruttura nucleare iraniana fosse stata "completamente e totalmente obliterata" e che la deterrenza statunitense fosse stata definitivamente ripristinata 28, 6, 26. Questa narrazione politica è stata smentita dalle risultanze oggettive dell'intelligence 1, 8.

Le bombe GBU-57 non sono riuscite a far collassare le sezioni sotterranee più profonde di Fordow e Natanz, dove sono alloggiate le cascate di centrifughe più avanzate 1. I danni strutturali si sono concentrati sulle sottostazioni elettriche esterne e sui condotti di ventilazione superficiali, determinando un ritardo nel programma atomico di Teheran stimato in appena pochi mesi, contrariamente agli anni ipotizzati dal Pentagono 1, 6, 8. Inoltre, si è accertato che le forze iraniane avevano preventivamente ricollocato ampie porzioni dello stock di uranio arricchito in depositi secondari non censiti, vanificando la finalità strategica dell'attacco 18, 7. Lo scontro ha così svelato l'inefficacia della penetrazione cinetica contro installazioni profondamente fortificate, evidenziando i limiti della proiezione di potenza aerea convenzionale 15, 1.


Dal JCPOA del 2015 al collasso negoziale della presidenza Trump

La vulnerabilità strutturale delle risposte unilaterali e militari appare evidente se confrontata con il precedente assetto regolatorio multilaterale istituito nel 2015 sotto l'amministrazione di Barack Obama 11, 5. Il Joint Comprehensive Plan of Action (JCPOA) rappresentava un sofisticato meccanismo diplomatico volto a barattare il contenimento del potenziale bellico nucleare di Teheran con il reinserimento economico del paese nei mercati globali 12.

Il recesso unilaterale degli Stati Uniti dal JCPOA nel 2018 ha aperto la strada a una progressiva e incontrollata ripresa delle attività di arricchimento da parte dell'Iran, culminata nel superamento di ogni soglia di sicurezza tecnica stabilita nel 2015 11, 29. Di seguito si riporta un quadro comparativo tra la struttura stringente del trattato del 2015 e il fragile memorandum d'intesa provvisorio del giugno 2026.


Parametro Regolatorio

JCPOA (Accordo Obama - 2015)

Memorandum of Understanding (Trump - Giugno 2026)

Limite massimo di arricchimento

Fissato rigidamente al 3,67% per finalità esclusivamente civili 12.

Sospensione temporanea delle attività; assenza di un limite permanente definito nel testo base 12, 3.

Stock di materiale arricchito

Limitato a 300 kg complessivi di uranio arricchito a bassa concentrazione.

Stockpile accumulato superiore a 9.000 kg totali, di cui circa 440 kg già raffinati al 60% 29.

Ispezioni e monitoraggio

Accesso continuo, incondizionato e invasivo degli ispettori IAEA a tutti i siti civili e militari.

Rinvio dei protocolli ispettivi di verifica alla complessa finestra negoziale di 60 giorni 7, 24.

Rimozione delle sanzioni

Vincolata alla verifica oggettiva dell'adempimento di tutti gli impegni tecnici iraniani.

Concessione anticipata di esenzioni all'esportazione di greggio e sblocco immediato degli asset frozen 12, 3.

Cronologia e dinamiche della guerra del 2026

Il fallimento del tentativo di ripristinare la diplomazia multilaterale ha condotto all'inevitabile deflagrazione del conflitto armato nel febbraio 2026 11, 5. Quella che era stata concepita dai comandi militari statunitensi e israeliani come una campagna aerea fulminea per imporre un cambio di regime dall'alto si è rapidamente trasformata in una complessa guerra asimmetrica regionale a elevatissimo costo economico e umanitario 11, 5, 9. La progressione del conflitto è dettagliata nella tabella seguente.


Fase Temporale

Operazioni Militari e Scontri Chiave

Risposta Asimmetrica e Impatto Globale

Febbraio - Marzo 2026

Lancio di "Operation Epic Fury" (900 raid aerei nei primi tre giorni) 17, 12. Eliminazione della Guida Suprema Ali Khamenei. Gravi perdite civili nel bombardamento della scuola di Minab (oltre 160 vittime minori) 5, 9, 22.

Retorica bellica dell'IRGC e prima serie di attacchi missilistici contro le basi USA nel Golfo (Bahrein, Qatar, Kuwait) 11, 30, 28. Blocco parziale dello Stretto di Hormuz 11, 28.

Aprile 2026

Proclamazione di una tregua bilaterale instabile mediata dal Pakistan 17. Proseguimento delle incursioni delle forze di difesa israeliane nel settore meridionale del Libano 2, 14.

Teheran mantiene un regime di transito restrittivo a Hormuz 28. L'amministrazione Trump risponde decretando il blocco navale dei porti iraniani 28, 13.

Maggio 2026

Lancio statunitense di "Operation Project Freedom" per scortare navi commerciali nel Golfo 17. Incidenti ripetuti con navi cisterna colpite da ordigni galleggianti 21, 28.

Consolidamento delle difese costiere iraniane. Il prezzo del petrolio Brent tocca il massimo storico di 126 dollari al barile 17.

Giugno 2026

Ripresa delle ostilità dirette 13. Abbattimento di un drone e di un elicottero militare statunitense da parte delle difese aeree di Teheran 13, 31. Attacco a una petroliera con marinai indiani a bordo 19, 13.

Escalation del rischio sistemico. L'amministrazione Trump, pressata dal rincaro dei prezzi energetici domestici, accelera i negoziati a Ginevra 17, 13.


Il collasso informativo dell'intelligence e le purghe dottrinali del Pentagono

La conduzione della guerra del 2026 ha reso evidente un gravissimo deficit previsionale da parte dell'intelligence statunitense, incapace di tracciare correttamente la reale resilienza dell'apparato di sicurezza della Repubblica Islamica e la sua capacità di interdire il transito commerciale dello Stretto di Hormuz 28, 18. I vertici della National Security Agency e della Defense Intelligence Agency avevano prospettato uno scenario operativo in cui la decapitazione fisica del vertice clericale iraniano e l'assassinio di Ali Khamenei avrebbero innescato l'immediato crollo del regime, sotto la spinta delle proteste interne latenti che scuotevano il paese 11, 5, 17.

L'analisi statunitense non ha compreso che l'eliminazione della leadership formale avrebbe invece provocato la presa di controllo totale e verticistica dello Stato da parte dell'apparato militare e asimmetrico del Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica (IRGC), determinando un consolidamento della resistenza nazionale contro l'aggressore esterno 17.

Questo accecamento strategico è stato acuito dalle repentine epurazioni promosse alla guida del Pentagono dal Segretario alla Difesa Pete Hegseth, volte a rimpiazzare i quadri di comando professionale con ufficiali di provata lealtà politica all'esecutivo 18, 23, 28. Tra i licenziamenti più clamorosi si registrano quelli del Presidente del Joint Chiefs of Staff Charles Brown, del Capo delle Operazioni Navali Lisa Franchetti e del Capo di Stato Maggiore dell'Esercito Randy George, quest'ultimo rimosso bruscamente nel pieno delle operazioni belliche 18, 23.

George si era opposto strenuamente ai tentativi di interferenza politica nei processi di promozione militare e aveva espresso forti riserve sulla fattibilità tattica e logistica di un prolungato blocco navale simmetrico contro una potenza dotata di vaste capacità di interdizione d'area (A2/AD) come l'Iran 32, 10. L'allontanamento di questi comandanti esperti, sostituiti da figure accondiscendenti ma sprovviste di autonomia analitica, ha privato la Casa Bianca di voci critiche interne, conducendo a valutazioni operative-tattiche  errate e alla sottovalutazione dell'impatto economico globale del blocco di Hormuz 32, 10.


I termini operativi del "Deal" del 19 giugno 2026

L'insostenibilità economica dello stallo marittimo e la prima necessità di contenere la crescita del costo della vita negli Stati Uniti hanno costretto l'amministrazione Trump a convergere verso una rapida intesa transazionale, mediata attivamente da Pakistan, Qatar e Oman 2, 7, 20. Il memorandum d'intesa provvisorio, provvisto di una struttura di tregua di sessanta giorni e programmato per la firma ufficiale in Svizzera il 19 giugno 2026, si articola su precisi pilastri bilaterali 12, 7:

  • Cessazione delle ostilità su tutti i fronti: L'accordo stabilisce l'interruzione immediata delle operazioni belliche attive, estendendo formalmente la tregua anche al territorio della Repubblica del Libano 2, 7, 24.

  • Apertura toll-free dello Stretto di Hormuz: L'Iran si impegna a riaprire completamente il transito marittimo commerciale alle navi di tutte le bandiere globali, rinunciando alla riscossione di pedaggi o tariffe arbitrarie introdotte unilateralmente durante il blocco. 21, 7, 24.

  • Rimozione del blocco navale e doganale: Gli Stati Uniti autorizzano l'immediato ritiro delle navi da guerra preposte all'embargo doganale dei porti iraniani e la revoca delle relative sanzioni logistiche entro trenta giorni dalla firma del memorandum 21, 7.

  • Ingenti sbloccaggi patrimoniali: Washington acconsente allo svincolo di circa 24-25 miliardi di dollari di fondi statali iraniani congelati in istituti di credito esteri, prevedendo l'erogazione immediata di una prima tranche di 12 miliardi di dollari contestualmente alla firma del documento a Ginevra 7, 24.

  • Regolamentazione provvisoria dello stock nucleare: Teheran accetta di congelare l'arricchimento dell'uranio a livelli di purezza critici e si impegna a diluire una parte del proprio stockpile di materiale fissile arricchito al 60% durante la finestra temporale dei 60 giorni negoziali 29, 12, 3.


L'improbabilità strutturale della risoluzione diplomatica permanente

La tenuta strategica di questo accordo transazionale nel lungo termine è considerata estremamente bassa dagli analisti geopolitici, a causa di insuperabili contraddizioni sistemiche.


La lezione storica della Libia di Gheddafi

La leadership militare ed ecclesiastica di Teheran analizza qualunque proposta di disarmo o contenimento nucleare attraverso il precedente storico del regime libico di Muammar Gheddafi 15, 17. Nel 2003, il leader libico rinunciò formalmente a tutti i programmi di sviluppo di armi di distruzione di massa e alle tecnologie atomiche in cambio del reinserimento commerciale e diplomatico internazionale. Nel 2011, dinanzi a una crisi interna, la coalizione NATO intervenne militarmente agevolando il violento rovesciamento del regime e l'uccisione dello stesso Gheddafi 17. Per l'Iran, questa vicenda dimostra che la parziale o totale rinuncia alla deterrenza nucleare non costituisce una garanzia di sicurezza, bensì il preludio alla rimozione fisica della classe dirigente nazionale da parte delle potenze occidentali 15.


La discrasia strategica israeliana e l'asse dei proxy

Lo Stato d'Israele percepisce l'accordo di Ginevra come un cedimento strutturale inaccettabile che concede riserve di liquidità finanziaria essenziali a un regime vacillante, consentendogli di ricostruire la propria rete di alleanze asimmetriche nel Vicino Oriente 12, 14. L'establishment di Gerusalemme non considera conclusa la propria campagna di distruzione sistematica della struttura logistica e di comando dei proxy iraniani – Hamas a Gaza, Hezbollah in Libano e gli Houthi nello Yemen – e ha manifestato la chiara intenzione di continuare le operazioni militari, specialmente in Libano, indipendentemente dalle scelte dell'amministrazione statunitense, minando alla base la tenuta del cessate il fuoco 26, 33.


La massimizzazione della rendita di Hormuz

La crisi del 2026 ha dimostrato alla dirigenza di Teheran l'efficacia distruttiva del controllo fisico del passaggio marittimo commerciale globale 27, 17. L'Iran ha appreso che la minaccia di interdire Hormuz rappresenta una formidabile leva di ricatto economico in grado di piegare gli Stati Uniti senza la necessità di ricorrere a uno scontro militare simmetrico 27, 17. Rinunciare definitivamente a tale asset strategico significherebbe per l'Iran privarsi del proprio principale fattore di dissuasione e compensazione tattica nei confronti delle superiori flotte occidentali, ecco perché il pagamento del pedaggi attraverso lo stretto è previsto essere sospeso solo per 60 giorni, passati i quali verranno probabilmente in qualche modo reintrodotti  27, 17. L’Iran sostiene “in modo definitivo ed esplicito” che la sovranità dello stretto di Hormuz appartiene all’Iran stesso e all’Oman. Mettendo in discussione un altro punto fondamentale su cui si basa il debole memorandum di intesa.

Il collo di bottiglia di Hormuz: gli ostacoli fisici alla ripresa dei flussi

Le rassicurazioni espresse dall'amministrazione statunitense in merito a una ripresa immediata e indisturbata dei traffici marittimi ed energetici si scontrano con insormontabili ostacoli di natura tecnica, logistica e di sicurezza marittima nello Stretto di Hormuz 7, 24, 34. Di seguito si riportano i principali parametri quantitativi e qualitativi che descrivono l'entità della crisi dello stretto.


Parametro Logistico/Economico

Valore pre-crisi

Impatto al picco del conflitto (2026)

Condizione post-accordo (Giugno 2026)

Transito marittimo medio giornaliero

Circa 138 navi commerciali transitate al giorno 21.

Ridotto a percentuali a cifra singola (quasi prossimo allo zero) 27, 17.

Graduale riapertura entro 30 giorni sotto stretta sorveglianza militare 27.

Quota di commercio energetico globale

Circa il 20% dei flussi globali di petrolio greggio e LNG 11, 30.

Interruzione quasi totale; rinvio delle rotte attorno al Capo di Buona Speranza 28, 5.

Ripresa parziale ostacolata da imponenti necessità di bonifica marittima ( mine) 34, 16.

Nautici bloccati nell'area del Golfo

Traffico fluido senza accumulo di stazionamento.

Oltre 20.000 marittimi e 2.000 navi mercantili bloccate 17.

Avvio lento dello smaltimento degli ancoraggi esterni congestionati 28, 16.

La complessa riattivazione della rotta energetica è resa precaria da tre fattori di attrito operativi.


Le devastazioni alle infrastrutture regionali

La conduzione delle operazioni aeree da ambo le parti ha provocato estesi danni fisici non solo al naviglio commerciale, ma anche ai terminali di stoccaggio costieri, alle banchine di carico e alle piattaforme estrattive sparse lungo le coste del Golfo Persico 30, 28, 9. La riparazione di questi impianti, essenziali per assicurare la regolarità delle forniture energetiche globali, richiederà consistenti investimenti infrastrutturali e tempi tecnici di svariati mesi 30.


La struttura frammentata del potere iraniano

La Repubblica Islamica dell'Iran non opera come uno Stato unitario monolitico, bensì come un'idra dotata di molteplici centri di potere parzialmente autonomi e in costante competizione tra loro 28, 17. All'interno di questo ecosistema, le diverse fazioni dell'IRGC e le formazioni proxy regionali mantengono il controllo diretto di ampi settori d'arma 17. Anche nell'ipotesi di una formale ratifica dell'accordo da parte dei diplomatici iraniani a Ginevra, permane l'altissimo rischio di iniziative cinetiche non autorizzate condotte da elementi oltranzisti intenzionati a sabotare il negoziato o a lanciare attacchi di disturbo contro mercantili occidentali, inficiando la sicurezza dei transiti 28, 17, 7.


La minaccia delle mine marittime e la missione internazionale di sminamento

Durante le fasi più drammatiche del conflitto, l'IRGC ha disseminato ampie porzioni dello stretto e delle rotte d'approccio di sofisticate mine navali magnetiche e a contatto, creando una vera e propria barriera d'interdizione 28, 3. La neutralizzazione di questi ordigni rappresenta una sfida tecnica colossale 10, 35. Le compagnie di navigazione internazionali e i relativi raggruppamenti armatoriali hanno esplicitamente chiarito che non autorizzeranno il rientro delle proprie navi nel Golfo senza una preliminare, sistematica e certificata operazione di bonifica totale delle rotte 9, 5.

Questa bonifica non può essere condotta sotto la direzione della Marina degli Stati Uniti, la cui presenza a ridosso delle acque territoriali iraniane costituirebbe un immediato fattore di tensione militare e un possibile innesco per la ripresa dei combattimenti 13. Per ovviare a questo stallo, l'Unione Europea e le principali marine dell'E4 (Italia, Francia, Germania e Regno Unito) hanno manifestato la ferma disponibilità a dispiegare una missione navale indipendente e strettamente difensiva, dotata di mandato ONU, finalizzata alla scorta commerciale e allo sminamento delle acque dello Stretto 4, 25.

In tale contesto, l'Italia detiene un'indiscussa preminenza tecnica e dottrinale 10. La Marina Militare italiana vanta un'eccellenza riconosciuta a livello NATO nella guerra di contromisure mine (MCM), incentrata sul know-how della V Divisione Navale di La Spezia 10. La marina italiana ha confermato la disponibilità all'impiego operativo di una flotta integrata fino a quattro navi specializzate, comprendente cacciamine avanzati delle classi Gaeta e Lerici – dotati di scafi in fibra di vetro a minima segnatura magnetica, sonar multifrequenza ad altissima definizione e veicoli subacquei a controllo remoto – affiancati da una fregata di scorta e da una moderna unità di supporto logistico 10.

Il Ministro della Difesa Guido Crosetto ha ribadito che la missione dovrà essere posta al comando di un ammiraglio italiano di elevato prestigio internazionale, quale Aurelio De Carolis, e dovrà operare sotto una bandiera di neutralità diplomatica capace di rassicurare tutti i principali importatori asiatici, comprese India e Cina 10. Parallelamente, anche il Giappone ha aperto alla possibilità di fornire supporto logistico e navale alle attività di sminamento internazionale, avvalendosi della recente e profonda revisione delle proprie norme nazionali sull'esportazione e sul dispiegamento estero di equipaggiamenti militari difensivi 16, 36. Le tempistiche di questa complessa operazione multilaterale di bonifica sono tuttavia stimate in svariate settimane di attività continuativa in condizioni di pace assoluta, ritardando sensibilmente il ripristino della normale operatività energetica 27, 17.


Conclusioni: una pace peggiorativa per l'ordine globale

L'imminente firma del memorandum d'intesa del 19 giugno 2026 a Ginevra rappresenta una transazione strategica intrinsecamente fragile e asimmetrica 7, 37. L'amministrazione Trump si appresta a sbloccare ingenti risorse liquide a beneficio di Teheran e a rimuovere il blocco navale dei porti iraniani in cambio di una fragile promessa di cessazione delle ostilità e di un rinvio temporaneo dei dossier nucleari alla complessa finestra negoziale dei successivi 60 giorni 12, 3, 7.

Questo assetto negoziale finisce per sancire una clamorosa affermazione geopolitica per la Repubblica Islamica 17, 12. Pur avendo perso la propria leadership formale e avendo subito severi danni materiali, l'Iran ha dimostrato al mondo di poter resistere all'offensiva congiunta delle forze aeree degli Stati Uniti e di Israele, costringendo la principale superpotenza globale a scendere a patti per salvaguardare la stabilità dei propri mercati economici interni 17, 1, 12.

Il compromesso di Ginevra delinea così un quadro di pace fortemente peggiorativo per gli Stati Uniti, per lo Stato d'Israele e per la tenuta del sistema multilaterale occidentale 12. Accreditando Teheran come un attore imprescindibile e impunito della sicurezza energetica marittima, l'accordo fornisce alla Repubblica Islamica i mezzi finanziari e la legittimazione diplomatica necessari per ricostruire la propria rete di alleanze asimmetriche nel Rimland, lasciando inalterata la sua capacità strutturale di minacciare a proprio piacimento l'intera economia del pianeta. In ultima analisi il vero e più profondo costo strategico per Washington risiede nel grave cedimento della propria credibilità di sicurezza su scala internazionale. Accettare un simile accordo transazionale sotto ricatto energetico equivale, per la presidenza statunitense, ad abdicare di fatto alla propria funzione storica di insindacabile garante imperiale degli spazi marittimi globali, lasciando che un attore asimmetrico e scaltro come l'Iran contesti pubblicamente e con successo la natura stessa del potere e dell'egemonia di Washington  17, 21, 12


Bibliografia 


Commenti


bottom of page