L’economia monetaria: origini, funzioni e trasformazioni
- pasmintrone
- 7 ott 2025
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Un’economia monetaria è un sistema economico in cui gli scambi avvengono con contropartita la moneta. L’economia monetaria è alternativa ad un’economia senza moneta, ovvero l’economia di baratto, in cui le transazioni avvengono bene contro bene/servizio. In un’economia di baratto gli agenti, per avere transazioni efficienti, devono investire tante risorse nella ricerca della transazione più vantaggiosa e spendere tante risorse per l’acquisizione di informazioni. In un’economia con moneta la tecnologia delle transazioni è più semplice, poiché c’è un bene accettato come contropartita in tutti gli scambi.
L’introduzione della moneta rappresenta una delle più significative innovazioni economiche della storia umana. Essa nasce come risposta ai limiti strutturali del baratto: l’impossibilità di garantire la doppia coincidenza dei bisogni, la scarsa divisibilità dei beni e l’assenza di un’unità di misura comune del valore. In assenza di un mezzo di scambio universalmente riconosciuto, ogni operazione richiedeva lunghe trattative e un elevato costo in termini di tempo, informazione e fiducia reciproca. La moneta ha semplificato radicalmente questi processi, trasformandosi nel principale strumento di coordinamento tra individui, mercati e istituzioni.
Dal punto di vista economico, si può affermare che la moneta è una tecnologia sociale: un’invenzione istituzionale che facilita la cooperazione e la specializzazione del lavoro. L’adozione di un unico strumento di scambio riduce l’incertezza, accelera la circolazione dei beni e aumenta la produttività complessiva del sistema. Non a caso, l’emergere di economie monetarie è sempre coinciso con fasi di intensa espansione commerciale e urbana, come accadde nel mondo greco e romano, poi nell’Europa medievale con la rinascita dei traffici mercantili e, più tardi, durante la rivoluzione industriale.
Dalla moneta merce alla moneta segno
La moneta, intesa come strumento accettato universalmente per il pagamento di beni o servizi e per l’adempimento di obbligazioni, nel corso della sua esistenza ha subìto varie trasformazioni, concernenti il proprio valore intrinseco e le proprie funzioni.
Da un punto di vista prettamente storico, originariamente gli scambi erano effettuati tramite baratto; questo, però, richiedeva la doppia coincidenza di bisogni, e conseguentemente era caratterizzato da un alto costo transattivo in un’economia composta da grandi numeri di operatori. Quindi, data l’evoluzione delle civiltà in organizzazioni sempre più complesse e il bisogno di far fronte ai pagamenti in un modo più efficiente, nacque la moneta, anche grazie alla diffusione e alla lavorazione dei metalli.
La prima forma di moneta è la cosiddetta moneta merce, dotata di valore intrinseco, corrispondente al valore del metallo prezioso con cui era realizzata. Oro, argento, rame e bronzo divennero nel tempo mezzi di pagamento perché possedevano caratteristiche di durabilità, divisibilità e portabilità che li rendevano idonei alla funzione di scambio. L’oro, in particolare, si affermò come riferimento universale poiché era raro, facilmente riconoscibile e difficilmente alterabile.
A causa della necessità di frazionamento della moneta merce e della progressiva sostanziale differenza tra valore intrinseco e valore nominale della moneta merce, si passò quindi alla moneta segno, il cui valore è stabilito in modo convenzionale da un’autorità nazionale o sovranazionale e non dipende dal valore del metallo di cui è composta. Con l’introduzione della moneta segno, la fiducia si spostò dal metallo alla credibilità dell’istituzione emittente, aprendo la strada alla moderna concezione di moneta come convenzione collettiva basata sull’autorità pubblica.
Il sistema monetario, inizialmente, prevedeva la piena convertibilità delle monete e delle banconote in oro, secondo un tasso di cambio fisso determinato da ogni Stato; tramite questo sistema, quindi, erano fissati anche i tassi di cambio tra le varie valute. Tale regime, noto come Gold Standard, garantiva la stabilità dei cambi e dei prezzi, ma limitava fortemente la politica monetaria, poiché le emissioni di moneta erano vincolate alla quantità di oro posseduta dalle banche centrali.
Bretton Woods e la fine dell’età dell’oro
Dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale, il funzionamento di questo sistema è stato parzialmente modificato, a causa delle ingenti perdite degli Stati, per cui era insostenibile mantenere la convertibilità delle loro banconote in oro. Si decise, quindi, con gli Accordi di Bretton Woods, di ancorare direttamente solo il dollaro all’oro, mentre le valute di tutti gli altri Paesi erano ancorate al dollaro, secondo un tasso di cambio fisso predeterminato.
Gli Accordi di Bretton Woods, firmati nel luglio 1944 in una località del New Hampshire, rappresentarono la nascita dell’ordine monetario internazionale del dopoguerra. Da essi scaturirono il Fondo Monetario Internazionale (FMI) e la Banca Mondiale, due istituzioni create per garantire la stabilità dei tassi di cambio e finanziare la ricostruzione economica globale. Il dollaro americano divenne la moneta di riferimento, convertibile in oro al tasso di 35 dollari per oncia, mentre le altre valute mantennero un tasso fisso ma aggiustabile rispetto al dollaro.
Questo sistema favorì la crescita e il commercio internazionale per oltre due decenni, ma la crescente spesa pubblica americana (soprattutto per la guerra del Vietnam) e l’espansione del credito internazionale minarono la fiducia nella convertibilità del dollaro. Così, nel 1971, con la decisione unilaterale del presidente Nixon di sospendere la convertibilità, il sistema di Bretton Woods crollò, aprendo l’era delle monete fiat e dei cambi flessibili.
Nei regimi monetari correnti, quindi, la moneta è priva di valore intrinseco e non convertibile in oro o in un’altra valuta convertibile in oro. Inoltre, si pose fine al sistema dei tassi di cambio fissi tra valute, dando inizio ad una fluttuazione dei tassi di cambio, divenuti flessibili. Oggi il valore della moneta dipende essenzialmente dalla fiducia nel potere d’acquisto futuro e dalla credibilità della banca centrale che la emette.
Moneta legale e moneta fiduciaria
Un’ulteriore distinzione in merito alla natura della moneta è quella tra moneta legale e moneta fiduciaria. La prima è considerata una passività della banca centrale, che ne detiene il monopolio dell’emissione e assume il ruolo di garante del valore; inoltre, la moneta legale, per legge, è dotata di potere liberatorio assoluto, ovvero “estingue in via definitiva gli obblighi monetari prodotti da transazioni di mercato o da imposizione fiscale”.
Per moneta fiduciaria, invece, si intendono i depositi bancari, accettati come mezzo di pagamento solo se sussiste piena fiducia nella solvibilità della banca debitrice e, più in generale, nel sistema bancario nel suo complesso. In altre parole, la moneta fiduciaria è “privata”, perché creata dagli intermediari attraverso il credito, ma funziona solo se gli utenti credono nella stabilità del sistema.
Questo dualismo è al cuore della moderna architettura finanziaria: la banca centrale garantisce la moneta legale e ne difende il potere d’acquisto, mentre il sistema bancario moltiplica la base monetaria attraverso l’attività di intermediazione, dando vita alla cosiddetta moneta scritturale o “moneta bancaria”.
Le funzioni della moneta secondo Hicks
La moneta è caratterizzata da tre funzioni, delineate per la prima volta nella celebre “prima triade” dell’economia monetaria sviluppata da John Hicks: mezzo di pagamento, riserva di valore e unità di conto.
Mezzo di pagamento, poiché svolge il ruolo di intermediario degli scambi. Il fatto che la moneta possa essere scambiata istantaneamente come contropartita di beni e servizi offerti ha un impatto anche sulla velocità di circolazione degli stessi, facilitando, quindi, l’espansione dell’economia.
Riserva di valore, poiché può essere utilizzata anche negli scambi futuri, e quindi conserva il suo valore nominale nel tempo; essa ricopre anche la funzione di riserva e, a volte, di accrescimento di valore. Grazie a questa funzione, gli individui hanno la possibilità di conservare una quota di reddito corrente con l’intenzione di spenderla in un tempo futuro.
Unità di conto, che è una diretta conseguenza della funzione della moneta come mezzo di pagamento, in quanto il prezzo di beni e servizi è determinato utilizzando l’unità di moneta. Il fatto che la moneta assuma questa funzione numeraria permette di confrontare omogeneamente il valore di beni e servizi con caratteristiche diverse tra loro, facilitando le decisioni economiche e la valutazione delle alternative.
Accanto a questa, Hicks introdusse una seconda triade, che spiega i motivi della domanda di moneta: il movente transattivo, il movente precauzionale e il movente speculativo.
Il primo riguarda l’uso quotidiano della moneta per regolare gli scambi; il secondo deriva dal bisogno di detenere liquidità per far fronte a eventi imprevisti; il terzo riflette la scelta di trattenere moneta in attesa di condizioni di mercato più favorevoli, rinunciando temporaneamente a investire. Questa impostazione, che estende l’analisi keynesiana, mette in luce il ruolo psicologico e comportamentale delle decisioni di portafoglio.
La politica monetaria: tra monetaristi e keynesiani
Se si considera la moneta come mezzo di pagamento (monetaristi), allora il valore della moneta dipende dal potere d’acquisto di una unità monetaria, e viene rappresentato con l’inverso del livello generale dei prezzi. Il meccanismo di trasmissione della politica monetaria funziona direttamente attraverso la maggiore capacità di spesa che un’espansione dei mezzi monetari induce nell’economia. In equilibrio, la moneta diviene neutrale e la politica monetaria riesce solo ad influenzare le variabili nominali (i prezzi).
Se la moneta viene considerata come riserva di valore (keynesiani), allora il valore della moneta viene espresso come costo opportunità, perché la moneta è caratterizzata da un rendimento inferiore rispetto a quello di altri strumenti, come azioni o obbligazioni. Il minor rendimento è accettato dagli agenti perché solo la moneta offre il servizio di assegnare la massima liquidità ai suoi possessori.
Nel caso dei monetaristi, la gestione della politica monetaria viene ispirata al controllo della variazione dei prezzi, quindi alla stabilità dei prezzi, obiettivo perseguito attraverso la regolazione della quantità di moneta in circolazione.Per i keynesiani, invece, la politica monetaria è uno strumento di stimolo macroeconomico: agendo sui tassi di interesse e sul costo del credito, la banca centrale può influenzare la domanda aggregata e sostenere la crescita nei momenti di recessione.
Queste due visioni, apparentemente opposte, si integrano oggi nelle pratiche delle banche centrali moderne, che perseguono la stabilità dei prezzi ma tengono conto anche dell’occupazione e della stabilità finanziaria.
La moneta oggi: tra tecnologia e fiducia
Il peso statistico delle transazioni che vengono risolte con strumenti alternativi rispetto alla moneta sta aumentando. Con l’avvento della tecnologia, sono esponenzialmente aumentati gli strumenti digitali utilizzati dai soggetti economici per far fronte ai pagamenti, come le carte di credito e di debito, la moneta elettronica, i wallet digitali presenti su smartphone ed orologi intelligenti.
Inoltre, si stanno affermando strumenti di pagamento alternativi alla moneta e non ancora regolamentati, come le cripto-attività, tra cui Bitcoin ed Ethereum, basate su tecnologie di blockchain e sulla fiducia nella sicurezza crittografica più che in un’autorità centrale. Tuttavia, la loro volatilità e l’assenza di un valore legale ne limitano l’uso come veri mezzi di pagamento.
Molte banche centrali, tra cui la Banca Centrale Europea, stanno considerando di emettere, al fianco delle banconote tradizionali, una propria valuta digitale, la cosiddetta Central Bank Digital Currency (CBDC). Essa avrebbe natura di moneta legale in formato elettronico, rappresentando un passo evolutivo nella storia monetaria: unire la sicurezza della moneta della banca centrale alla praticità dei pagamenti digitali.
L’obiettivo è duplice: da un lato, preservare la sovranità monetaria in un contesto di crescente digitalizzazione e concorrenza da parte di big tech e cripto-asset privati; dall’altro, garantire ai cittadini un mezzo di pagamento pubblico, sicuro, accessibile e stabile anche nell’era digitale.



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